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Ancora sul Libano: cosa si dice in giro

Settembre 21, 2006 · No Comments

Ieri il Parlamento federale tedesco ha approvato la partecipazione della Germania alla missione militare in Libano; l’esercito tedesco invierà così in Medio Oriente 2.400 uomini della marina. Il Cancelliere Angela Merkel, che ha parlato di “missione di dimensioni storiche”, ha trovato su questo provvedimento il consenso di una larga maggioranza di deputati (442), trovandosi però di fronte anche a 152 voti contrari e 5 astensioni. Non si è quindi visto quel “Parlamento di sole luci verdi” che abbiamo conosciuto in Italia durante l’ultimo voto sul rifinanziamento delle missioni militari e che ci apprestiamo a reincontrare quando anche le nostre camere si occuperanno della questione israelo-libanese. Anzi, il voto di ieri ha parzialmente disarticolato anche gli schieramenti politici, con 32 deputati dell’SPD e 12 della CDU che si sono ritrovati a votare contro la partecipazione alla missione (sostenuta ufficialmente proprio da SPD, CDU e Verdi, mentre contro si sono espressi PDS e FDP).
Interessante la netta posizione contraria della PDS, politicamente legata a Rifondazione che invece nella sua parte maggioritaria si sta dando da fare per far passare l’intervento militare come una missione di pace, assumendo anche lo schema del multilateralismo come orizzonte strategico per la sua politica internazionale.
Ieri le sigle del movimento tedesco NoWar si sono date appuntamento alle 20.00 alla Porta di Brandeburgo per una manifestazione contro l’intervento in Libano. Immagino che alla testa del corteo non sfilasse nessuno striscione inneggiante all’Onu; queste sono miserie che possiamo gustarci solo noi…

Di seguito giro invece la traduzione (curata da Antonello Zecca) di un’intervista all’attivista franco-libanese Nahla Chahal* apparsa sul settimanale francese Rouge.

*Coordinatrice delle Campagne civili internazionali per la protezione del popolo palestinese (Ccippp), Nahla Chahal è ricercatrice a Parigi. Negli anni Settanta è stata una delle dirigenti dell’Organizzazione di azione comunista del Libano (Oacl). Di ritorno dal Libano, in cui ha passato più di un mese durante l’offensiva israeliana, racconta e analizza questi avvenimenti.

Qual è l’effetto della guerra sul popolo libanese?
Nahla Chahal – Abbiamo vissuto in Libano un momento estremamente intenso. Per quale motivo? Per quanto mi riguarda, ho aperto gli occhi. Ho acquisito una coscienza politica in seguito alla sconfitta del 1967. Ho visto mio padre, militante comunista libanese, e mia madre, militante comunista irachena, avere un collasso nervoso nel 1967. Mio padre ha avuto addirittura un infarto a causa della sconfitta. I regimi arabi avevano all’epoca cercato di minimizzare l’accaduto sostenendo che si trattava di una sconfitta minore. Ma per noi era la fine di un’epoca in cui si stava sviluppando tutta una regione. Nella nostra coscienza di nazionalisti arabi o di comunisti, Israele era là per impedire che il mondo arabo potesse realizzarsi in quanto entità, come forza regionale o come società. In seguito, c’è stato un declino della regione araba. Dicevamo: «Non possiamo resistere a Israele, è impossibile». Ciò dura da quaranta anni. Penso però di aver ricevuto la grande opportunità di verificare che Israele, la sua egemonia e la sua supremazia non sono un destino inevitabile. Israele si trova oggi stretto nella logica del “o noi o loro”. So bene che ciò che abbiamo vissuto rappresenta solo un piccolo lumicino, ma è anche la prova che è possibile, con la forza di una piccola milizia, quella di Hezbollah, un topolino, affrontare un elefante. I primi dieci giorni c’è stato un enorme panico. Ma improvvisamente, quando gli israeliani hanno dovuto arrestare l’avanzata, la gente ha accettato di pagare il prezzo. Ecco ciò che è veramente storico.

L’obbiettivo israeliano e americano era dividere la popolazione libanese. Perché non è loro riuscito?
N. Chahal – La popolazione libanese è già divisa. In gran parte appoggia la resistenza, ma non è pronta a pagarne il prezzo. Ha fatto la sua scelta, si è unita a quello che chiamerei campo neoliberista. Il piano israelo-americano consisteva nel muovere una parte della popolazione libanese contro Hezbollah. E sarebbe stato possibile se Hezbollah e i partiti che sono con esso – Hezbollah non è certo il solo a resistere – non avessero avuto la capacità di resistere.

Qual è il tuo giudizio sulla resistenza militare di Hezbollah?
N. Chahal – E’ qualcosa che non si vedeva da moltissimo tempo in questa parte del mondo. I combattenti di Hezbollah si sono battuti con convinzione. Non avevo mai visto trentaquattro Merkava (tank israeliano, n.d.r.) distrutti in un sol giorno. Mai! Nessun esercito arabo ha mai potuto realizzare un successo simile. Gli Hezbollah sono davvero ben organizzati. Ma, ciò che è più importante, la popolazione, la base sociale di Hezbollah si è molto presto schierata con i suoi combattenti. Se ne è presa cura. Poi, ci sono stati i discorsi di Hassan Nasrallah. E’ intervenuto quattro volte, con una maestria degna di essere studiata nelle scienze politiche.

Quali sono le ripercussioni più generali sulla regione?
N. Chahal – Gli arabi aspettavano, con un angoscia che stringeva loro il cuore. Abbiamo ricevuto molte delegazioni in Libano, delegazioni arabe. Ci hanno raccontato l’angoscia degli Arabi durante i primi quattro giorni, sicuri della sconfitta. Dopo il dodicesimo giorno, gli Arabi non potevano credere ai propri occhi. E questo stato d’animo comincia a espandersi a macchia d’olio. Esiste un malessere enorme in Egitto all’interno dell’esercito, così come in quello siriano. La gente dice: «Ma come? Hezbollah è capace di fare tutto questo, e noi? Che facciamo?» Storicamente la battaglia di Hezbollah ha segnato l’inizio del declino di Israele, uno stato che terrorizza l’insieme della regione. Penso che molti israeliani ne siano coscienti, specialmente i nostri amici israeliani anticolonialisti.

Qual è il tuo giudizio politico su Hezbollah?
N. Chahal – Parto dalla posizione politica del Partito Comunista Libanese (Pcl) che lavora fianco a fianco con Hezbollah. È un’alleanza critica rispetto al Partito di Dio. Il Pcl dice apertamente loro: « In questa cosa o in quest’altra, vi siete sbagliati». Dopo il 2000, il Pcl ha valutato che Hezbollah aveva gettato la vittoria alle ortiche perché, nella politica interna libanese, si era alleato ai suoi nemici, a coloro che agivano contro la liberazione, la borghesia neoliberista. Per me c’è una differenza con gli altri movimenti islamici. Non c’è nessun legame tra Bin Laden e gli Hezbollah, nessuno! Che rapporto abbiamo con i Khmer Rossi? Per me sono fascisti. Ci sono fascisti tra i musulmani come tra la gente di sinistra, ma c’è anche gente libera, progressista. Non faccio l’elogio degli Hezbollah, ne conosco i punti deboli. Gli Hezbollah non sono ancora coscienti di essere un movimento di teologia della liberazione. Ma è l’unico movimento islamico che partecipi ai forum sociali mondiali ed europei e dal 2003 vi invia regolarmente suoi membri. Esiste un’alleanza pratica e politica tra Hezbollah, il Partito Comunista Libanese e il Partito del Popolo – una formazione nazionalista di sinistra. Si incontrano su basi regolari e non dissimulano mai le proprie divergenze. Il Pcl, ad esempio, rimprovera ad Hezbollah di non aver mai partecipato a manifestazioni di rivendicazioni sociali, sebbene la sua base sia fatta di poveri, contadini, operai e della classe piccolo-borghese svantaggiata in Libano. Hezbollah ci dice a volte che abbiamo ragione, e che spesso non ne sono stati coscienti. Bisogna capire che Hezbollah è un fenomeno giovane, passibile di ulteriore evoluzione. E molto importante. Si tratta anche di un movimento libero dai dogmi ereditati. La loro capacità di lavorare con i comunisti è per me rivelatrice.

Dichiarazioni raccolte da Chris Den Hond e Nicolas Qualander
Trad.Antonello Zecca

update# (22/09/2006) Lettera aperta di Attac Libano.

Categories: disordini · politica&c. · segnalazioni

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