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Lombardia: quando la Legge 30 non basta

Settembre 23, 2006 · No Comments

Il Consiglio regionale lombardo ha approvato pochi giorni fa (19/09/2006) una Legge regionale in materia di mercato del lavoro, che assume, estremizzandola, la Legge 30. In particolare la Legge lombarda regola l’attività di intermediazione di manodopera e le funzioni di collocamento, prevedendo una sostanziale parificazione fra soggetti pubblici e privati. Le società di intermediazione che fino ad oggi fornivano lavoro in affitto potranno così, con un accreditamento regionale, integrare i loro servizi con l’attività di collocamento. Di più: sono previsti finanziamenti per tutti i soggetti accreditati, che andranno quindi a beneficio anche delle società di intermediazione.

Il testo del PDL approvato è consultabile dal sito del Consiglio regionale, mentre di seguito giro una dichiarazione di Luciano Muhlbauer, ex portavoce del Sin Cobas, oggi consigliere regionale di Rifondazione comunista.

Dichiarazione di Luciano Muhlbauer
consigliere regionale del Prc

“Il Consiglio Regionale odierno ha evidenziato una preoccupante distanza tra il palazzo e la società. Disinteresse diffuso, banchi semivuoti durante il dibattito e vistosa assenza di gran parte degli assessori. Eppure, non si discuteva di quisquilie, ma niente di meno che della nuova legge regionale sul mercato del lavoro. Vi era molta più attenzione e passione politica qualche mese fa in occasione della legge per la tutela degli animali d’affetto. Le lavoratrici e i lavoratori lombardi, insomma, hanno ricevuto meno considerazione politica dei pesciolini rossi.

Forse sarebbe il caso che il Consiglio regionale facesse come il parlamento inglese di un secolo e mezzo fa. Cioè, che promuovesse una commissione di indagine per accertarsi delle condizioni reali dei lavoratori in Lombardia. Almeno non ci sarebbero più alibi per non vedere che oggi si affaccia una nuova questione sociale, fatta di salari e stipendi che valgono sempre di meno, di una precarietà e insicurezza sociale sempre più diffuse e di uno sfruttamento del lavoro nero e irregolare, spesso a danno di lavoratori immigrati, in crescita.

E come meravigliarsi dunque che oggi sia stata approvata una legge regionale che non prevede alcuna misura concreta e incisiva di contrasto della precarietà e dello sfruttamento del lavoro irregolare, ma che in cambio avvia il business delle braccia? Una misura che va addirittura oltre a quanto impone la legge 30, poiché non si limita a regolare l’esercizio dell’attività di intermediazione di manodopera da parte di privati, ma prevede cospicui finanziamenti regionali a questi ultimi.

Così, le Province, che fino a oggi esercitavano in esclusiva le funzioni del collocamento, non solo perderanno la maggior parte delle competenze, ma avranno sempre meno finanziamenti, mentre le aziende private potranno da domani in poi integrare liberamente i loro servizi di fornitura di lavoratori in affitto con l’attività di collocamento. E tutto questo con generosi contributi regionali, cioè con le tasse dei cittadini.

Davvero difficile immaginare che una siffatta politica possa rispondere alle esigenze e ai problemi che oggi vivono i lavoratori lombardi. Alla fine, gli unici a trarne profitto saranno alcune aziende di somministrazione e intermediazione di manodopera, mentre le istituzioni perderanno i residui strumenti di indirizzo del mercato del lavoro”.

Milano, 19 settembre 2006

Categories: noflex · politica&c.

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