Quello che ci porta alla manifestazione del 4 novembre a Roma è un percorso con una discreta storia alle spalle; la storia, infondo, delle mobilitazioni che hanno attraversato questo paese negli ultimi anni. Se vogliamo trovare le radici profonde dell’appuntamento lanciato dall’assemblea dell’8 luglio non possiamo che andare a cercarle nelle lotte contro l’attacco ai diritti sociali e per la loro estensione, nelle vertenze a difesa dei posti di lavoro messi in discussione da ristrutturazioni aziendali e delocalizzazioni, nelle mobilitazioni dei migranti e in quelle degli studenti. Dobbiamo cercarle nel terreno nel quale il movimento operaio e il movimento altermondialista hanno in questi anni provato a confrontarsi e contaminarsi.
I limiti e le contraddizioni di quella fase sono noti, sono stati più volte evidenziati e dibattuti, ma il sedimento che ci consegnano è quello di una maggior consapevolezza della centralità del tema della precarietà e di una più precisa capacità di lettura di tutte le sue articolazioni. Le richieste di abrogazione delle tre leggi simbolo della precarietà (Legge 30, Bossi-Fini e Moratti) e di riscrittura della normativa sul lavoro, di sblocco delle assunzioni nei servizi pubblici, nella sanità, nella scuola, nell’università e nella ricerca, di introduzione di forme di garazia di reddito, di redistribuzione della ricchezza e di valorizzazione e difesa dei beni comuni, i punti insomma che compongono la piattaforma rivendicativa della manifestazione del 4 novembre, parlano proprio di questa consapevolezza e del tentativo che ne deriva di mettere in rete esperienze diverse.
Questa scadenza arriva però in una fase politica molto diversa da quella che l’ha preceduta: nel pieno del dibattito sulla finanziaria del Governo Prodi, all’indomani della firma dell’accordo sul TFR e quando un intervento dell’attuale maggioranza di governo in tema di precarietà sembra ancora un problema malposto o non posto addirittura; è chiaro quindi che i movimenti, i collettivi, i sindacati e le associazioni che saranno in piazza misureranno qui la loro radicalità e la loro autonomia.
Un nuovo ciclo di movimento potrà essere immaginato come tale solo se saremo in grado oggi di mettere in campo un’opposizione ai tagli alla spesa sociale prevesti dalla finanziaria, ai tagli all’istruzione, ai tiket e all’aumento delle spese militari, se sapremo mettere in discussione la previdenza complementare per riaprire la questione di quella pubblica, se riusciremo insomma ad esercitare conflittualità rifuggendo qualsiasi atteggiamento figlio delle logiche da governo amico.
La manifestazione del 4 novembre ha, si diceva, una discreta storia alle spalle; si tratta di provare a mettergli davanti un futuro.
Entries from Ottobre 2006
Stop precarietà ora
Ottobre 25, 2006 · No Comments
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Malabarba lascia il Senato
Ottobre 12, 2006 · No Comments
Sono la persona più felice di questo mondo oggi perché finalmente ho realizzato l’obiettivo di poter garantire la staffetta che avevamo deciso con Heidi Giuliani. Doveva essere il 20 luglio, sono passati più di due mesi, però ci siamo riusciti lo stesso. Va bene così.
L’aula del Senato ha accolto, al terzo tentativo, le dimissioni di Gigi Malabarba. Non commento per non rischiare di risultare retorico; non renderei giustizia alla persona.
Di seguito il testo dell’editoriale che ha firmato su Liberazione di oggi. (more…)
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Se il sintomo persiste insultare il medico
Ottobre 10, 2006 · 1 Comment
Mi ha girato attorno per tre/quattro giorni, poi, quando credevo di essermela ormai lasciata alle spalle, mi ha falciato da dietro. Così da ieri sono a letto con l’influenza. Unico sollievo allo scorrere noioso del tempo è la lettura di una spassosa raccolta di nonsensi, strafalcioni logico-grammaticali, traduzioni troppo estemporanee curata da Stefano Bartezzaghi e dai lettori della sua rubrica Lessico e nuvole.
Questo libro (Non ne ho la più squallida idea - ed. Mondadori) è davvero un campionario straordinario di situazioni nelle quali il linguaggio prende vita propria, classificate all’ingrosso e presentate dal Bartezzaghi che introduce ognuno dei capitoli che raccolgono quelle che lui chiama “frasi matte”. Ne riporto una su tutte, riportata fra le frasi dette da bambini, a conferma del luogo comune sulla sincerità dei piccoli:
Domenica scorsa, trovandoci davanti un posto di blocco presidiato da uomini in mimetica mio figlio mi ha chiesto: “Che ci fanno tutti quei limitari sulla strada?”
La lettura però si è anche velata di un poco di tristezza, perchè non poteva che riportarmi alla mente un amico che non c’è più; probabilmente ispirato da quella sua simpatica vicina di casa che una volta a settimana lo invitava ad assaggiare i suoi peperoni “al labbro dolce”, era diventato un imbattibile produttore di nonsensi, volontari si, ma non per questo meno geniali. In particolare si divertiva in improbabili traduzioni dal dialetto bresciano, che poi spesso ripeteva ad ignari ed attoniti interlocutori. Memorabile era la scena della bimba che chiedeva alla nonna dove poter buttare un secchio d’acqua
“Nonna dove la trò quest’acqua?”
“Tralla là nel luogo.”
oppure quella del cacciatore preoccupato di soffiare la preda (un’anatra) al suo compagno di battuta:
“E’ suo di tu questo nedrotto?”
“No.”
“Allora ci trò.”
Era un cialtrone formidabile e ci manca davvero molto.
Radio onda d’urto cambia frequenza
Ottobre 3, 2006 · No Comments
Anche se con leggero ritardo giro il comunicato di Radio onda d’urto sul cambio di frequenza.
Dopo 20 anni di presenza nell’etere bresciano sui 106,5, Radio onda d’urto cambia frequenza.
Lunedì 2 ottobre infatti, l’emittente antagonista abbandonerà la storica frequenza, ormai scolpita nel cuore e nella mente di tanti bresciani, nativi e migranti, per iniziare a modulare sui 99,6 Megahertz..
E’ un altro importante traguardo che viene tagliato, frutto di una lunga trattativa con alcuni network, condotta caparbiamente per risolvere disturbi ed interferenze che si verificavano in alcune zone della provincia: sui 99,6 Radio onda d’urto potrà essere ascoltata nitidamente a Brescia, in tutta la bassa e nella Franciacorta. Allo stesso tempo, nella zona del Lago di Garda sarà accesa una nuova frequenza, 99,7 FM, che farà arrivare il segnale della radio fino a Mantova ed alle porte di Verona. Questa è la novità più rilevante, perché amplia notevolmente il bacino di utenza; l’accordo strappato ai network ci ha infatti permesso di acquisire, senza costi, una frequenza in una zona dove anche le porzioni di etere hanno un valore commerciale che ne avrebbe reso impossibile l’acquisto da parte di una emittente comunitaria, che si autofinanzia solo con la festa estiva e con il sostegno dei propri abbonati-e. In questo modo, con le frequenze già attive nelle valli, viene coperta l’intera provincia bresciana: la più grande per superficie in Lombardia e la nona in Italia per dimensione demografica con i suoi 1.170.000 residenti, dei quali oltre 130mila immigrati (la più alta percentuale in Italia); una realtà dove la radio ha attivato 5 redazioni locali (Bassa, Valtrompia, Valcamonica, Garda-val Sabbia, Franciacorta) proprio per riuscire ad avere sensori capaci di leggere criticamente le trasformazioni di questi complessi territori, attraversati da contraddizioni e conflitti sociali, da dinamiche xenofobe ma anche ricchi di una presenza pluriculturale, laboratori di un possibile e diverso modello di convivenza.
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