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Se il sintomo persiste insultare il medico

Ottobre 10, 2006 · 1 Comment

Mi ha girato attorno per tre/quattro giorni, poi, quando credevo di essermela ormai lasciata alle spalle, mi ha falciato da dietro. Così da ieri sono a letto con l’influenza. Unico sollievo allo scorrere noioso del tempo è la lettura di una spassosa raccolta di nonsensi, strafalcioni logico-grammaticali, traduzioni troppo estemporanee curata da Stefano Bartezzaghi e dai lettori della sua rubrica Lessico e nuvole.

Questo libro (Non ne ho la più squallida idea - ed. Mondadori) è davvero un campionario straordinario di situazioni nelle quali il linguaggio prende vita propria, classificate all’ingrosso e presentate dal Bartezzaghi che introduce ognuno dei capitoli che raccolgono quelle che lui chiama “frasi matte”. Ne riporto una su tutte, riportata fra le frasi dette da bambini, a conferma del luogo comune sulla sincerità dei piccoli:

Domenica scorsa, trovandoci davanti un posto di blocco presidiato da uomini in mimetica mio figlio mi ha chiesto: “Che ci fanno tutti quei limitari sulla strada?”

La lettura però si è anche velata di un poco di tristezza, perchè non poteva che riportarmi alla mente un amico che non c’è più; probabilmente ispirato da quella sua simpatica vicina di casa che una volta a settimana lo invitava ad assaggiare i suoi peperoni “al labbro dolce”, era diventato un imbattibile produttore di nonsensi, volontari si, ma non per questo meno geniali. In particolare si divertiva in improbabili traduzioni dal dialetto bresciano, che poi spesso ripeteva ad ignari ed attoniti interlocutori. Memorabile era la scena della bimba che chiedeva alla nonna dove poter buttare un secchio d’acqua

“Nonna dove la trò quest’acqua?”

“Tralla là nel luogo.”

oppure quella del cacciatore preoccupato di soffiare la preda (un’anatra) al suo compagno di battuta:

“E’ suo di tu questo nedrotto?”

“No.”

“Allora ci trò.”

Era un cialtrone formidabile e ci manca davvero molto.

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