CombatBlog 2.0

Stop precarietà ora

Ottobre 25, 2006 · No Comments

Quello che ci porta alla manifestazione del 4 novembre a Roma è un percorso con una discreta storia alle spalle; la storia, infondo, delle mobilitazioni che hanno attraversato questo paese negli ultimi anni. Se vogliamo trovare le radici profonde dell’appuntamento lanciato dall’assemblea dell’8 luglio non possiamo che andare a cercarle nelle lotte contro l’attacco ai diritti sociali e per la loro estensione, nelle vertenze a difesa dei posti di lavoro messi in discussione da ristrutturazioni aziendali e delocalizzazioni, nelle mobilitazioni dei migranti e in quelle degli studenti. Dobbiamo cercarle nel terreno nel quale il movimento operaio e il movimento altermondialista hanno in questi anni provato a confrontarsi e contaminarsi.
I limiti e le contraddizioni di quella fase sono noti, sono stati più volte evidenziati e dibattuti, ma il sedimento che ci consegnano è quello di una maggior consapevolezza della centralità del tema della precarietà e di una più precisa capacità di lettura di tutte le sue articolazioni. Le richieste di abrogazione delle tre leggi simbolo della precarietà (Legge 30, Bossi-Fini e Moratti) e di riscrittura della normativa sul lavoro, di sblocco delle assunzioni nei servizi pubblici, nella sanità, nella scuola, nell’università e nella ricerca, di introduzione di forme di garazia di reddito, di redistribuzione della ricchezza e di valorizzazione e difesa dei beni comuni, i punti insomma che compongono la piattaforma rivendicativa della manifestazione del 4 novembre, parlano proprio di questa consapevolezza e del tentativo che ne deriva di mettere in rete esperienze diverse.
Questa scadenza arriva però in una fase politica molto diversa da quella che l’ha preceduta: nel pieno del dibattito sulla finanziaria del Governo Prodi, all’indomani della firma dell’accordo sul TFR e quando un intervento dell’attuale maggioranza di governo in tema di precarietà sembra ancora un problema malposto o non posto addirittura; è chiaro quindi che i movimenti, i collettivi, i sindacati e le associazioni che saranno in piazza misureranno qui la loro radicalità e la loro autonomia.
Un nuovo ciclo di movimento potrà essere immaginato come tale solo se saremo in grado oggi di mettere in campo un’opposizione ai tagli alla spesa sociale prevesti dalla finanziaria, ai tagli all’istruzione, ai tiket e all’aumento delle spese militari, se sapremo mettere in discussione la previdenza complementare per riaprire la questione di quella pubblica, se riusciremo insomma ad esercitare conflittualità rifuggendo qualsiasi atteggiamento figlio delle logiche da governo amico.
La manifestazione del 4 novembre ha, si diceva, una discreta storia alle spalle; si tratta di provare a mettergli davanti un futuro.

Categories: noflex · politica&c.