da www.bresciaoggi.it del 12/01/2007
Ambiente, Brescia lontana da Kyoto
Dalla Bassa alle valli, nel 2004 finiti nell’aria oltre 1,7 milioni di tonnellate di veleni
La provincia di Brescia è tra le più inquinate d’Italia e d’Europa e dovrà darsi una bella regolata in vista dei nuovi accordi di Kyoto: ridurre del 20% al 2020 le emissioni inquinanti rispetto al 1990.
Non lo dice qualche ambientalista «catastrofista» bensì il nuovo registro on-line dell’Unione Europea istituito per monitorare le aziende inquinanti che riversano emissioni nocive nell’aria e nell’acqua. A Brescia e provincia, secondo questa mappa aggiornata al 2004, sono 24 i complessi industriali che producono una quantità di inquinanti superiore alla soglia Ue (682 in Italia, 11mila e 400 in Europa), riversando in atmosfera circa 1,7 milioni di tonnellate l’anno di veleni. Nel sito non sono però indicate le centinaia di aziende che inquinano sotto soglia…
L’archivio on-line si basa, infatti, sui certificati Ippc (Integrated Pollution Prevention and Control) rilasciati nei 4 anni precedenti dalla Provincia di Brescia alle aziende, convalidando la loro autocertificazione dopo eventuali controlli, che dovrebbero essere effettati da personale dell’Arpa di Brescia (attualmente sotto inchiesta della Procura che vuole verificare proprio l’efficacia e la puntualità di questi controlli) per verificare se le aziende applicano la miglior tecnologia possibile (detta Bat, Best Available Techniques) all’abbattimento di inquinanti. Probabilmente l’elenco dei produttori di veleni nel Bresciano potrebbe essere più lungo, ma già l’attuale contiene cifre e dati allarmanti in termini quantitativi. Se non ci sono aziende forti produttrici di gas serra (record che spetta all’Italcementi di Rezzato con le sue 863mila tonnellate l’anno di Co2, i record nazionali spettano ai 15 milioni della centrale Enel di Brindisi e ai 9,6 dell’Ilva di Taranto) a tenere alto il livello degli inquinanti pericolosi ci pensano acciaierie e ferriere con il loro piombo, zinco e monossido di Carbonio (leggi Alfa Acciai, Aso, Feralpi, Ferriera Valsabbia, Piombifera Bresciana, Ori Martin, Stefana). Aziende siderurgiche che costellano l’hinterland bresciano così come le valli e la Bassa. Come se non bastasse il sito Ue ragguaglia sui potenziali rischi per la salute degli inquinanti emessi in abbondanza nell’atmosfera bresciana (molte sostanze sono cancerogene).
Sarà interessante per amministratori pubblici e operatori del settore controllare l’aggiornamento del sito previsto ogni tre anni (quindi il prossimo aggiornamento è previsto quest’anno) per capire se Brescia ha fatto davvero qualcosa per abbattere le sue fonti di gas serra e di inquinanti.
Pietro Gorlani







