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	<title>CombatBlog 2.0 &#187; noflex</title>
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	<description>cattivi pensieri per soluzioni radicali</description>
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		<title>CombatBlog 2.0 &#187; noflex</title>
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		<title>Stop precarietà ora</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Oct 2006 08:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blasco</dc:creator>
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Quello che ci porta alla manifestazione del 4 novembre a Roma è un percorso con una discreta storia alle spalle; la storia, infondo,  delle mobilitazioni che hanno attraversato questo paese negli ultimi anni. Se vogliamo trovare le radici profonde dell&#8217;appuntamento lanciato dall&#8217;assemblea dell&#8217;8 luglio non possiamo che andare a cercarle nelle lotte contro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=combatblog.wordpress.com&blog=389925&post=34&subd=combatblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://www.stoprecarietaora.org/" target="_blank"><img src="http://img97.imageshack.us/img97/9514/index1qm8.gif" border="0" width="450" /> </a></p>
<p align="justify">Quello che ci porta alla manifestazione del 4 novembre a Roma è un percorso con una discreta storia alle spalle; la storia, infondo,  delle mobilitazioni che hanno attraversato questo paese negli ultimi anni. Se vogliamo trovare le radici profonde dell&#8217;appuntamento lanciato dall&#8217;assemblea dell&#8217;8 luglio non possiamo che andare a cercarle nelle lotte contro l&#8217;attacco ai diritti sociali e per la loro estensione, nelle vertenze a difesa dei posti di lavoro messi in discussione da ristrutturazioni aziendali e delocalizzazioni, nelle mobilitazioni dei migranti e in quelle degli studenti. Dobbiamo cercarle nel terreno nel quale il movimento operaio e il movimento altermondialista hanno in questi anni provato a confrontarsi e contaminarsi.<br />
I limiti e le contraddizioni di quella fase sono noti, sono stati più volte evidenziati e dibattuti, ma il sedimento che ci consegnano è quello di una maggior consapevolezza della centralità del tema della precarietà e di una più precisa capacità di lettura di tutte le sue articolazioni. Le richieste di abrogazione delle tre leggi simbolo della precarietà (Legge 30, Bossi-Fini e Moratti) e di riscrittura della normativa sul lavoro, di sblocco delle assunzioni nei servizi pubblici, nella sanità, nella scuola, nell&#8217;università e nella ricerca, di introduzione di forme di garazia di reddito, di redistribuzione della ricchezza e di valorizzazione e difesa dei beni comuni, i punti insomma che compongono la piattaforma rivendicativa della manifestazione del 4 novembre, parlano proprio di questa consapevolezza e del tentativo che ne deriva di mettere in rete esperienze diverse.<br />
Questa scadenza arriva però in una fase politica molto diversa da quella che l&#8217;ha preceduta: nel pieno del dibattito sulla finanziaria del Governo Prodi, all&#8217;indomani della firma dell&#8217;accordo sul TFR e quando un intervento dell&#8217;attuale maggioranza di governo in tema di precarietà sembra ancora un problema malposto o non posto addirittura; è chiaro quindi che i movimenti, i collettivi, i sindacati e le associazioni che saranno in piazza misureranno qui la loro radicalità e la loro autonomia.<br />
Un nuovo ciclo di movimento potrà essere immaginato come tale solo se saremo in grado oggi di mettere in campo un&#8217;opposizione ai tagli alla spesa sociale prevesti dalla finanziaria, ai tagli all&#8217;istruzione, ai tiket e all&#8217;aumento delle spese militari, se sapremo mettere in discussione la previdenza complementare per riaprire la questione di quella pubblica, se riusciremo insomma ad esercitare conflittualità rifuggendo qualsiasi atteggiamento figlio delle logiche da governo amico.<br />
La manifestazione del 4 novembre ha, si diceva, una discreta storia alle spalle; si tratta di provare a mettergli davanti un futuro.</p>
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		<title>Lombardia: quando la Legge 30 non basta</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Sep 2006 08:28:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blasco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Consiglio regionale lombardo ha approvato pochi giorni fa (19/09/2006) una Legge regionale in materia di mercato del lavoro, che assume, estremizzandola, la Legge 30. In particolare la Legge lombarda regola l&#8217;attività di intermediazione di manodopera e le funzioni di collocamento, prevedendo una sostanziale parificazione fra soggetti pubblici e privati. Le società di intermediazione che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=combatblog.wordpress.com&blog=389925&post=27&subd=combatblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify">Il Consiglio regionale lombardo ha approvato pochi giorni fa (19/09/2006) una Legge regionale in materia di mercato del lavoro, che assume, estremizzandola, la Legge 30. In particolare la Legge lombarda regola l&#8217;attività di intermediazione di manodopera e le funzioni di collocamento, prevedendo una sostanziale parificazione fra soggetti pubblici e privati. Le società di intermediazione che fino ad oggi fornivano lavoro in affitto potranno così, con un accreditamento regionale,  integrare i loro servizi con l&#8217;attività di collocamento. Di più: sono previsti finanziamenti per tutti i soggetti accreditati, che andranno quindi a beneficio anche delle società di intermediazione.</p>
<p align="justify"> Il <a href="http://www.consiglio.regione.lombardia.it/Nuovo/scrivial/leggionline/testi/PDL00113-05.html" target="_blank">testo</a> del PDL approvato è consultabile dal sito del <a href="http://www.consiglio.regione.lombardia.it/index.php" target="_blank">Consiglio regionale</a>, mentre di seguito giro una dichiarazione di Luciano Muhlbauer, ex portavoce del <a href="www.sincobas.org" target="_blank">Sin Cobas</a>, oggi consigliere regionale di <a href="www.prclombardia.it" target="_blank">Rifondazione comunista</a>.</p>
<p><span id="more-27"></span></p>
<p><strong> Dichiarazione di Luciano Muhlbauer</strong><br />
<em>consigliere regionale del Prc</em></p>
<p align="justify"> “Il Consiglio Regionale odierno ha evidenziato una preoccupante distanza tra il palazzo e la società. Disinteresse diffuso, banchi semivuoti durante il dibattito e vistosa assenza di gran parte degli assessori. Eppure, non si discuteva di quisquilie, ma niente di meno che della nuova legge regionale sul mercato del lavoro. Vi era molta più attenzione e passione politica qualche mese fa in occasione della legge per la tutela degli animali d’affetto. Le lavoratrici e i lavoratori lombardi, insomma, hanno ricevuto meno considerazione politica dei pesciolini rossi.</p>
<p align="justify"> Forse sarebbe il caso che il Consiglio regionale facesse come il parlamento inglese di un secolo e mezzo fa. Cioè, che promuovesse una commissione di indagine per accertarsi delle condizioni reali dei lavoratori in Lombardia. Almeno non ci sarebbero più alibi per non vedere che oggi si affaccia una nuova questione sociale, fatta di salari e stipendi che valgono sempre di meno, di una precarietà e insicurezza sociale sempre più diffuse e di uno sfruttamento del lavoro nero e irregolare, spesso a danno di lavoratori immigrati, in crescita.</p>
<p align="justify"> E come meravigliarsi dunque che oggi sia stata approvata una legge regionale che non prevede alcuna misura concreta e incisiva di contrasto della precarietà e dello sfruttamento del lavoro irregolare, ma che in cambio avvia il business delle braccia? Una misura che va addirittura oltre a quanto impone la legge 30, poiché non si limita a regolare l’esercizio dell’attività di intermediazione di manodopera da parte di privati, ma prevede cospicui finanziamenti regionali a questi ultimi.</p>
<p align="justify"> Così, le Province, che fino a oggi esercitavano in esclusiva le funzioni del collocamento, non solo perderanno la maggior parte delle competenze, ma avranno sempre meno finanziamenti, mentre le aziende private potranno da domani in poi integrare liberamente i loro servizi di fornitura di lavoratori in affitto con l’attività di collocamento. E tutto questo con generosi contributi regionali, cioè con le tasse dei cittadini.</p>
<p align="justify"> Davvero difficile immaginare che una siffatta politica possa rispondere alle esigenze e ai problemi che oggi vivono i lavoratori lombardi. Alla fine, gli unici a trarne profitto saranno alcune aziende di somministrazione e intermediazione di manodopera, mentre le istituzioni perderanno i residui strumenti di indirizzo del mercato del lavoro”.</p>
<p><em>Milano, 19 settembre 2006</em></p>
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		<title>Ichino chiude il cerchio e rilancia</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Sep 2006 13:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blasco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Della serie se li conosci li eviti&#8230;
Su www.lavoce.info Ichino tira le somme di un dibattito aperto pochi mesi fa da alcune proposte uscite da ambienti della sinistra liberal rispetto a nuove ipotesi di riforma del mercato del lavoro, proposte sulle quali avevo scritto qualche appunto qui, e lega in qualche modo quel dibattito con l&#8217;attualità [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=combatblog.wordpress.com&blog=389925&post=10&subd=combatblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Della serie se li conosci li eviti&#8230;</p>
<p>Su <a href="http://www.lavoce.info/news/view.php?id=10&amp;cms_pk=2331&amp;from=index" target="_blank">www.lavoce.info</a> Ichino tira le somme di un dibattito aperto pochi mesi fa da alcune proposte uscite da ambienti della sinistra <i>liberal</i> rispetto a nuove ipotesi di riforma del <i>mercato</i> del lavoro, proposte sulle quali avevo scritto qualche appunto <a href="http://combatblog.altervista.org/spb/index.php?entry=entry060516-104607" target="_blank">qui</a>, e lega in qualche modo quel dibattito con l&#8217;attualità politica e la finanziaria in particolare.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/combatblog.wordpress.com/10/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/combatblog.wordpress.com/10/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/combatblog.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/combatblog.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/combatblog.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/combatblog.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/combatblog.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/combatblog.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/combatblog.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/combatblog.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/combatblog.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/combatblog.wordpress.com/10/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=combatblog.wordpress.com&blog=389925&post=10&subd=combatblog&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Condizioni di lavoro in Atesia</title>
		<link>http://combatblog.wordpress.com/2006/09/02/condizioni-di-lavoro-in-atesia/</link>
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		<pubDate>Sat, 02 Sep 2006 07:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blasco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inbound e outbound, tutti a Roma il 9 settembre
Marina Biggiero* &#8211; Maxim Santelia**
Per anni, noi dei call center siamo stati presenti sui mass media in patinati spot pubblicitari sempre sorridenti, qualificati e disponibili. Sebbene da tempo ci ostiniamo a fare «inchiesta» e a denunciare le condizioni di lavoro dell&#8217;«operaio» delle tlc, organizzato in vere e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=combatblog.wordpress.com&blog=389925&post=8&subd=combatblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Inbound e outbound, tutti a Roma il 9 settembre</p>
<p>Marina Biggiero* &#8211; Maxim Santelia**</p>
<p align="justify">Per anni, noi dei call center siamo stati presenti sui mass media in patinati spot pubblicitari sempre sorridenti, qualificati e disponibili. Sebbene da tempo ci ostiniamo a fare «inchiesta» e a denunciare le condizioni di lavoro dell&#8217;«operaio» delle tlc, organizzato in vere e proprie «catene di montaggio», in unità produttive di oltre 500 addetti (tra precari e garanti siamo in Italia centinaia di migliaia), oggi ci sembra doveroso ricordare i responsabili della nostra condizione, tralasciando (ma solo per il momento) le aziende che hanno ben svolto il loro «mestiere» accumulando vistosissimi profitti. I contratti «fuorilegge» a progetto sono stati ampiamente concessi (nella «veste» Treu o Legge 30), da decine di accordi firmati dai confederali, in tutti i call center d&#8217;Italia. Tra l&#8217;altro, va ricordato che già nel &#8216;98, l&#8217;Ispettorato del lavoro di Roma, ha depositato la stessa denuncia che tanto scalpore ha suscitato oggi e che è tutt&#8217;ora in corso un processo Inps-Atesia a cui noi abbiamo dato sostegno come Cobas.<span id="more-8"></span>Nell&#8217;ultimo contratto delle Tlc, i presunti «paletti» contro la precarietà si sono dimostrati inefficienti se teniamo conto della vicenda di Telecontact Center (ex Atesia), dove per una manciata di contratti a tempo indeterminato, sono stati «regolarizzati» lavoratori/trici con contratti di inserimento, somministrazione e apprendistato. Questi ultimi trasformano i precari in subordinati a tutti gli effetti solo per quanto riguarda il controllo esasperante e pressante del lavoro, mentre rimane pressoché inalterata la precarietà di chi deve vivere con 500 euro a part time su turnazione giornaliera e senza la certezza di una conferma a tempo indeterminato. Inoltre, per «stabilizzarsi» a Telecontact, i precari e le precarie hanno dovuto firmare (in presenza dell&#8217;azienda e del sindacato) una «liberatoria tombale» sui diritti pregressi. Part time, la soluzione migliore per le aziende delle Tlc che nei call center hanno intensificato i ritmi di lavoro e il controllo. Il nostro lavoro, misurato sui tempi di conversazione e sulle vendite, viene controllato e comandato dall&#8217;azienda attraverso sistemi informatici (sia in inbound che in outbound), grazie anche agli accordi applicativi siglati da Cigl, Cisl e Uil. I più «fortunati», quelli con il contratto a tempo indeterminato e full time (la cui prestazione di lavoro è stata già ampiamente flessibilizzata fin dal rinnovo del 2000) ruotano su matrici di turni su 24 ore e con spesso una «visibilità» della turnazione (e dunque della vita) che non supera il mese. Anche qui, sono stati firmati accordi che nella sostanza hanno sempre peggiorato il nostro orario di lavoro. Infine tutti quanti, dai più precari ai più «fortunati», siamo diventati o delle spugne umane che incassano il malumore dell&#8217;utenza o dei venditori di prodotti. In inbound o in outbound il nostro lavoro è nettamente «subordinato» alle aziende e alle mutevoli esigenze del mercato. Non sono prive di responsabilità le istituzioni pubbliche che hanno esternalizzato interi servizi di pubblica utilità sotto forma di call center. Ad esempio lo 060606 del Comune di Roma utilizza addetti qualificati con contratti di somministrazione, per non parlare poi del call center di Acea dove nel giro di un anno i lavoratori/rici a tempo indeterminato sono stati stati sostituiti prima da precari «somministrati» e poi da altri a progetto, mentre per la commessa di Aci Informatica sono stati licenziati i lavoratori/trici di Xcos sostituiti anch&#8217;essi con lavoro a progetto. Oggi, finalmente la vicenda di Atesia, ha portato sulle prime pagine dei giornali i call center per quello che sono: anzitutto fabbriche di precarietà, dove la flessibilità, i ritmi di lavoro determinano un insostenibile disagio sociale. Ma è un disagio sociale che ci attraversa tutti: precari e «garantiti». Per questo riteniamo sia irrinunciabile la costruzione di un percorso unitario di lotta di tutti i lavoratori e le lavoratrici dei call center. Incontriamoci dunque a Roma il 9 settembre per elaborare la nostra piattaforma rivendicativa e stabilire in piena autonomia i tempi, le modalità delle nostre iniziative di lotta.</p>
<p>*Rsu 119 Telecom-**Rsu 187 Cobas</p>
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